Nativi digitali? Mica tanto…

Tempo di relazioni, e io mi “diverto” a scrivere cose che,  già so, nessuno leggerà mai.

Quest’anno come sempre ho fatto i miei piccoli esperimenti. Ho provato la piattaforma digitale Edmodo in una classe e ho creato un paio di blog in altre due. Io ho imparato moltissimo… Ma quali sono state le reazioni dei ragazzi – i famosi nativi digitali che vivono sempre connessi, mangiano pane e tecnologia e costruiranno il mondo del futuro?

“Proprio la piattaforma Edmodo doveva, secondo le mie intenzioni, fornire un’opportunità di comunicazione didattica in orario extra-scolastico, con la possibilità di risolvere dubbi, porre questioni, in definitiva affrontare le problematiche grammaticali già evidenziate nel lavoro disciplinare. Tuttavia i ragazzi hanno opposto resistenza passiva all’uso della piattaforma, adducendo i più diversi motivi per il mancato utilizzo.”

Del tipo… “Prof, io non voglio essere costretto ad aprire Edmodo a tutte le ore del giorno per vedere se per caso è arrivato qualcosa!”
“Beh, non ricevi le notifiche in posta?”
“Ma io non guardo la posta!!!”

E così via… Vero è che mail e conversazioni telefoniche sono cose da adulti: i ragazzi vivono in FaceBook e si scrivono messaggini.

Ancora: “Le attività sul blog sono proseguite per tutto il secondo periodo dell’anno scolastico, mentre i ragazzi hanno fatto espressa richiesta di non utilizzare la piattaforma digitale Edmodo, già in uso in altre due discipline. Alla piattaforma hanno preferito il mio sito, che però non è interattivo.
 Nelle mie intenzioni, il blog doveva “estendere” il dialogo educativo oltre l’orario curricolare, creando uno spazio di discussione, condivisione e risoluzione dei problemi che offrisse agli allievi l’opportunità di farsi carico in prima persona del processo di apprendimento. E’ risultato invece che gli studenti preferiscono di gran lunga il “gioco di ruolo” tradizionale fra docenti e allievi, con gli spazi e i tempi abituali – vissuti evidentemente come non-invasivi.”

Sapete cosa penso?

Bisogna prenderli da piccoli!

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6 thoughts on “Nativi digitali? Mica tanto…

  1. Ciao Lucia, è proprio vero, io ho fatto esattamente le stesse considerazioni sui miei studenti. L’unico modo per “beccarli” al volo è creare un gruppo classe su Facebook!
    Hai voglia di dirgli di guardare anche le mail ecc.
    Pensa tu che quest’anno non meno di 5 o 6 miei studenti hanno “cestinato” per errore la mail ricevuta da UCAS e non sono riusciti a controllare l’esito del loro esame PET e glielo avevo detto in tutte le lingue che dovevano conservare la mail!
    Però, a parziale difesa loro, devo dire che un paio d’anni fa ho provato Claroline (una piattaforma di elearning open source) e anch’io alla fine ero stufa di andare a controllare se c’era qualcosa e di scaricare / caricare gli esercizi per gli studenti.
    Insomma, non so se questo Edmodo sia più “invitante” di Claroline (probabilmente sì) però è anche vero, che, come ci ha insegnato Andreas, si sta parecchio meglio “all’aria aperta” su un blog o altro spazio come PiratePad a cui si arriva liberamente, che non in uno spazio “chiuso” che ogni volta richiede di inserire username e password.
    Sto sperimentando un breve corso su Moodle proprio in questi giorni, e ti devo dire che non mi piace mica tanto! Perché se mi iscrivo ai forum mi arrivano una marea di notifiche via mail (stile spam!), se invece non mi iscrivo, non mi fa poi nemmeno tanta voglia di entrare e andare a vedere cosa c’è di nuovo, lo sento quasi come un obbligo. Invece girovagare tra i nostri blog è un bel “passatempo” nel senso nobile della parola. Quindi boh… da una parte questi studenti che fanno resistenza alle piattaforme educative un pochino li capisco!

    1. He, he… Allora ti godrai anche il post successivo, quello sulla prof tecnologica vista dal punto di vista degli studenti!!!
      La piattaforma Moodle non è molto intuitiva: chi la usa preferisce la leggerezza di Edmodo, anche se una mia amica mi ha detto che ha dei “bugs”. Ed è probabilmente vero. Però come tutti gli ambienti che nascono da un poderoso sforzo volontario collettivo, Edmodo è in continuo miglioramento.

  2. Effettivamente, anche io ho fatto riflessioni del genere. Sono molto più indietro di voi, da due anni uso FB, facendo aprire una pagina di classe; inoltre, con dropbox condivido i materiali più “pesanti”: questo è tutto quello che so fare con la rete a scuola. Con questo mezzo corso che ho seguito, ho capito che è possibile fare molto più e molto meglio; ma mi sono affiorate le domande che già mi pongo col gruppo FB. Che poi ripetono le perplessità del “nativo digitale” a proposito di difficoltà nell’aggiungere “altro” a quello che per loro è già un gravoso compito. A volte mi sembra di cogliere un fastidio per l’invasione di uno spazio, quello facebook, dedicato allo scemicomio! altre volte colgo una benevola accoglienza; ma sempre punteggiata dalle raccomandazioni di non abusare dell’ulteriore spazio concessomi per le “cose serie”…. Però: i podcast di storia da wikiradio riesco a farglieli ascoltare; qualche lezione riescono a raccoglierla meglio (anche se poi: non è pericolosa l’illusione che raccogliere slides altrui sia la stessa cosa che prendere appunti?); qualche cosina in più e in meglio si riesca a farla. E c’è il vago, piacevole sentore di uscire dal grigio dell’aula, l’illusione, forse, di accedere ad una comunità meno carceraria di quella scolastica…. insomma: molto difficile valutare; il salto dall’altra parte, verso una relazione educativa migliore e più moderna, non l’abbiamo fatto noi; ma, mi sembra, nemmeno i “nativi digitali”

    1. Dici di essere una principiante e invece fai parecchio più di me (o forse solo cose diverse). Devo imparare a usare Dropbox! Per Facebook invece ho un rifiuto insuperabile: il cazzeggio (termine meno elegante del tuo bel neologismo “scemicomio” 😉 )non è nelle mie corde, essendo il tempo uno dei beni più preziosi della mia vita.
      Le tue altre osservazioni confermano le mie e in parte mi riconciliano con la mia esperienza che mi pare meno determinata da un mio personale “far sbagliato”. Evidentemente è un problema su cui bisogna ragionare a tutto tondo, a partire dalla relazione educativa che, come dici tu, sembra essere il nodo della questione, al di là dei tentativi di “gamification” delle lezioni. “Gamification” significa “cercare di trasformare tutto in gioco” – una delle tendenze dei nativi digitali.
      Anche la “flipped class”, in un contesto così, mi sembra un azzardo. Nel senso che non credo gli alunni siano entusiasti di dedicare il loro tempo pomeridiano o serale ad un supplemento di scuola, pur sotto forma di video. La parola chiave mi pare essere “motivazione”. Come sempre.

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