Esperti di letteratura o tecnici della lingua?

Come succede a Sabina, ogni momento è buono per riflettere sull’impostazione da dare alla futura “Classe 2.0”. Ho contribuito a stendere il progetto e so già che sarò coordinatrice del Consiglio di Classe: sento forte la responsabilità.

Nel corso delle mie riflessioni mi è venuta in mente questa famosissima opera di Gauguin:

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Rifletto sulla mia storia professionale e mi echeggiano in testa le parole offese dei “maturandi” di quest’anno, sentite ai vari Tiggì serali: “Claudio Magris nel tema di italiano: ma chi è costui? Non l’avevamo neanche mai sentito nominare!”

Insomma, nulla di “pre-digerito” da “risputare” sul foglio. Una battaglia persa per i i poveri studenti che nemmeno di competenze hanno mai sentito parlare…
Ecco da dove veniamo.

Chi siamo? Visivamente, basta guardare nel quadro di Gauguin: siamo quasi tutte donne – e a differenza del quadro neanche proprio fresche. Peccato. Per l’essere quasi tutte donne, dico. Si sente la mancanza di buoni modelli maschili, per i nostri giovani!

Didatticamente, invece, non siamo né carne né pesce. Ci stiamo cercando, direi.

Un altro flashback. “Questi sono solo…”, e qui arricciava il naso, “… tecnici della lingua!”. Erano le parole scandalizzate di una mia collega di lettere che avrebbe voluto insegnare sempre e solo al classico.
Non occorreva nemmeno che mi facessi l’esame di coscienza. Guardava il muro e si riferiva sicuramente a me, che esperta di storia della letteratura non sono mai stata. Non che fosse colpa mia: i miei docenti di italiano alle superiori e all’università erano stati assolutamente soporiferi.

Sono cresciuta in una casa piena di libri e una bibliotecaria simpatica ha dato il tocco finale, cosicché mi sono formata seguendo un percorso di avide letture tutto mio e davvero eclettico: Bibbia e Corano (per curiosità), ma anche fantascienza a non finire (la storica “Serie Oro” dell’Editrice Nord), poi la magia del “Barone rampante” e delle “Città invisibili” di Calvino, insieme al fascino assoluto di Hesse (tutti leggevano “Siddharta”, io mi sono innamorata del “Gioco delle perle di vetro”).

Arrivata al momento di affrontare il concorso, nei primi anni novanta, i buchi scolastici del mio percorso mi preoccupavano non poco. Un’amica saggia mi diede il consiglio giusto: “Macché ricerche! Al diavolo gli approfondimenti! Leggi un buon manuale per le superiori e “rispùtaglielo””. Così ho fatto, e la cattedra è stata subito mia (beh, in verità un grazie lo devo anche al buon H.G. Widdowson, che ho letto con grande attenzione).

Questo la dice lunga sul rapporto fra scuola superiore e letteratura!
Era il tempo in cui un tirocinio era ancora impensabile: entravi nell’insegnamento aprendo la maniglia della tua prima aula, la tua prima lezione del tuo primo giorno.
Ed eri là, in trincea.

Come insegnare quella nobile estranea, la letteratura?

“Mirror of The Times” è il tradizionalissimo testo che mi ha aperto le porte del mestiere. E gliene sono giustamente riconoscente. Ma la formazione vera me la sono fatta poi su altri manuali: “The Literary Labyrinth”, di Mariella Stagi Scarpa, o i testi di De Luca-Pace-Ranzoli, insomma i manuali che “decostruivano” i testi letterari e ne ricostruivano il messaggio – senza dimenticare corpose introduzioni al contesto storico-sociologico-letterario. Per l’insegnamento della letteratura, sono “figlia” loro. Per la didattica, invece, sono “figlia” di Luciano Mariani e Gabriella Pozzo. Sono tutte queste persone ad avermi dato le “competenze” come docente di lingua e letteratura (straniera).

Ecco da dove vengo e chi sono. Ma ora, dove stiamo andando? Con l’arrivo della riforma Gelmini, la storia della letteratura inglese (nel senso di excursus diacronico) se ne va in soffitta; il tempo per svolgerla, molto semplicemente, non c’è più. E’ il trionfo dei “tecnici della lingua”? Neppure quello, perché anche la tecnica ha bisogno di spazi e tempi appropriati.

E’ il tempo del… “Di tutto un po’, nulla bene”.

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