Ready Player One: Spielberg vede lontano

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Sono appena tornata dal cinema, erano mesi che non ci andavo. È Pasqua, la giornata perfetta per un film. Fra tutti, scegliere è stato facile (qui il trailer).

Una fiaba, non Orwell. Il grande vecchio è amorevolmente paterno e i cattivi muoiono o vengono neutralizzati (Spielberg è davvero tanto tanto buono, oppure gliel’hanno imposto per aumentare gli introiti – probabilmente la seconda). Americano, insomma.

Però sono infinitamente grata a Spilberg, davvero, perché d’ora in avanti sarà molto più facile parlare dei mondi virtuali. Ora ci sarà un vocabolario in comune, molti esempi citabili, l’IDEA della cosa. Fino ad ora, quando parlavo di come passo alcune serate davanti al computer, vedevo che al mio parlare, nella testa del mio interlocutore non si formava alcuna idea. Vuoto. Mi guardano strano e basta, senza capire.

Come biasimarli? Fino a un anno fa, succedeva la stessa cosa anche a me. Tre anni fa, quando mi sono fatta l’account su Second Life e mi sono affacciata, non ci ho capito assolutamente nulla: ho chiuso subito il visualizzatore (SL Viewer, quella volta), intimorita, e sono andata a fare altro.

Però oggi sono cambiate molte cose: la realtà virtuale sta diventando molto più accessibile, comincia a essere possibile infilare un visore per vedere oggetti, persone o animazioni che non sono nel mondo reale e probabilmente non sarà sempre necessario usare un programma apposito per vedere i mondi e fare cose. I visori sono ora pesanti, ingombranti e fastidiosi, ma cambierà in fretta. Anche i prezzi finiranno per calare fino a diventare accessibili persino agli insegnanti!

Probabilmente non ho colto tutte le citazioni dei game, nel film di Spielberg, visto che non me ne intendo: la mia esperienza dei mondi Opensim (basati su codice libero, ovvero non coperto da copyright) è assolutamente pacifica e molto legata alla mia professione di insegnante. Second Life è un po’ diversa: lì un signore con un brutto fucile (virtuale) l’ho incontrato davvero e vi assicuro che non era tanto normale.
Tante tematiche contenute nella pellicola, però, sono reali: il rapporto con il proprio avatar, l’assenza di limiti all’immaginazione, il pericolo dell’assuefazione. Anche la forza dell’aspetto sociale, con i percorsi individuali che si incrociano e cambiano in virtù di quegli incroci e amicizie. Nella realtà, nel senso che un’amicizia può nascere in rete e continuare nel reale.

Finiremo tutti là dentro? È Spielberg stesso a darci la chiave: a intervalli regolari tutto – ma proprio tutto – deve essere spento. In fondo anche noi, dopo i titoli di coda, siamo usciti a riveder le stelle…

Just back from the cinema. I had not been for months. On the other hand, it is Easter Day, the perfect time for a movie. The choice was easy (here the trailer).

It was the classical hero tale, not gloomy Orwell. Big old man is caring and fatherly while the villains are either killed or neutralised (I wonder if it is due to Spielberg’s natural goodness or to a calculation of the potential audience – probably the latter). A very American story, no doubt of that.

However, I am deeply and truly grateful to Spielberg, because in the future it will be way easier to speak of virtual worlds. There will be shared vocabulary, easy references, an IDEA of what we are talking about. So far, whenever I mentioned my favourite evening activity, I realized no image could form in my listener’s mind, no experience could match my words. Nothing. Puzzled eyes looked at me. No communication.

Could I possibly blame them? Till about one year ago, that was my reaction too. Three years ago, when I signed up and first peeked into Second Life, I understood absolutely nothing, got scared and closed the Second Life Viewer as quickly as possible.

After three years, many things have changed: virtual reality is far more accessible, as it is possible to the average person to try and put on a VR headset to visualize objects, beings or animations that are not physically there. Very likely, soon a viewer (a programme allowing you to enter and act in virtual worlds) will no longer be necessary. Headsets are now clumsy, heavy and generally irritating, but all this is destined to change fast. Even prices will descrease until they are affordable even for teachers…

I probably missed all the quotations and references to popular videogames, in the movie, as I am no expert. My own experience of Opensim worlds – that is, worlds created thanks to non-proprietary code – is pretty peaceful and related to my educational profession. Second Life is a bit different: there I really happened to meet a fellow armed with a nasty-looking gun and I can assure you that he actually acted a bit funny.
All the same, the themes in the film were in line with topics that are currently discussed among virtual worlds fans: one’s idea of identity and avatars, the absence of physical limits, the danger of addiction. Also the power of online socializing, with real people meeting online and changing (really) the course of their lives as a consequence.

Shall we all end up closed in virtual boxes? Spielberg himself gives us a key: from time to time every single device must be switched off. After all, after the credits we all stepped into the physical, busy street with a sense of relief.

 

 

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